Nei tempi antichi, quando il mondo era giovane ed i cavalli trotterellavano con gioia senza bisogno di sentirsi rampanti, vagava per le terre misteriose d'oriente un nobile monaco, conosciuto soprattutto per i suoi problemi di digestione dopo la peperonata.
Un giorno, mentre ei (ei?) si prodigava per raggiungere la cima del monti Fuji, incontrò, sul sentiero che stava percorrendo, un mercante di cavolfiori che trascinava un carretto irto di questa nauseabonda primizia della terra.
«Salve a te, o Monaco» disse l'uomo «i nostri sentieri si sono incrociati, perché allora non mi dai la tua benedizione prima di proseguire lungo il tuo cammino?»
Il Monaco alzò lo sguardo e sorrise.
Quindi allargò le braccia e disse:
«Lo vorrei tanto, ma purtroppo ho lasciato il portafoglio a casa».
Così dicendo proseguì.
Il mercante, rimasto inebetito per alcuni secondi, infine comprese il grande insegnamento zen che aveva ricevuto e cadde in ginocchio, piangendo felice per aver raggiunto la catarsi.
Così facendo perse il controllo del carretto e questi si rovesciò, sommergendolo di fatto di cavolfiori.
Si narra che per il fetore e lo shock subito, l'uomo corse via e di lui non si ebbero più tracce.
La morale è: Non importa qual è il tuo peso da portare. Quel che conta è che non puzzi.
Il venerdì sera è durissima.
Buon weekend a tutti, conto di sdraiarmi sul bancone di un pub.
E non mangerò cavolfiori.
venerdì 29 gennaio 2016
giovedì 28 gennaio 2016
Il terrore vero
Oggi mentre stavo facendo la solita passeggiata della pausa pranzo (8 ore d'ufficio PRETENDONO almeno un'ora di sgambata), sparandomi la solita mela arricchita da 3 mandarini (no non scappare, ti giuro che non sono vegano), aggirandomi modello Umarello per un parco mi sono imbattuto nella situazione più terrificante della mia vita
Sì esatto.
Un esercito di piccioni appostati sopra una tettoia.
A parte il fatto che il piccione da sempre è per me un animale inquietantissimo (presente quando ti guarda con lo sguardo pallato, ondeggiando la testa, manco fosse ad un Rave Party al Parco Nord?), pensate che roba: pensate alla quantità di scacazzamento che da questa orda pennuta potrebbe scaturire. Una pioggia di meteoriti di guano capace di rendere invivibile la zona per almeno un secolo, una scena apocaliptica da film hollywoodiano dove ignari passanti si trovano sommersi da un bombardamento di cagheria all'ennesima potenza.
«Al mio segnale scacazzate l'inferno»
Il lasso di tempo passato tra l'avvicinarmi, scattare la foto ed allontanarmi è durato pochi secondi ma sono stati tra i più lunghi della mia vita: un piccolo rumore, un disturbo eccessivo della quiete del plotone ed ora probabilmente sarei fertilizzante ambulante.
Poi finita la pausa sono tornato in ufficio.
E sono tornato nella merda.
Probabilmente la morale è che a volte dobbiamo scegliere di che cacca morire.
Sì esatto.
Un esercito di piccioni appostati sopra una tettoia.
A parte il fatto che il piccione da sempre è per me un animale inquietantissimo (presente quando ti guarda con lo sguardo pallato, ondeggiando la testa, manco fosse ad un Rave Party al Parco Nord?), pensate che roba: pensate alla quantità di scacazzamento che da questa orda pennuta potrebbe scaturire. Una pioggia di meteoriti di guano capace di rendere invivibile la zona per almeno un secolo, una scena apocaliptica da film hollywoodiano dove ignari passanti si trovano sommersi da un bombardamento di cagheria all'ennesima potenza.
«Al mio segnale scacazzate l'inferno»
Il lasso di tempo passato tra l'avvicinarmi, scattare la foto ed allontanarmi è durato pochi secondi ma sono stati tra i più lunghi della mia vita: un piccolo rumore, un disturbo eccessivo della quiete del plotone ed ora probabilmente sarei fertilizzante ambulante.
Poi finita la pausa sono tornato in ufficio.
E sono tornato nella merda.
Probabilmente la morale è che a volte dobbiamo scegliere di che cacca morire.
mercoledì 27 gennaio 2016
Bisogna pur cominciare
Che non pubblicavo un post su un blog saranno almeno 7 anni...all'epoca del defunto (sigh) blog dei Tignosi.
Vabbe', chissene.
Non so bene cosa bisognerebbe dire in un post d'inaugurazione su un blog, per cui vado decisamente a sentimento e butto giù quello che mi passa per la capoccia.
Ho aperto questo trabiccolo perché anche io come tanti non ho una mazza da dire, per cui mi sembrava giusto farlo sapere a tutti. E considerato che mi piace scrivere, ne ho approfittato per unire l'inutile al dilettevole.
Penso che scriverò qua sopra tutto quello che mi passa per la testa quando ne avrò voglia, senza troppa logica. In effetti di logica qui, con me, ne troverete poca. Di sicuro troverete molte boiate, di quello sono sicuro.
Poi...ah...sì, ecco, il nome del blog: "Pensieri nel cassone" mi è venuto mentre stavo guardando con sguardo placido da vacca indù la tastiera del pc in ufficio, fingendo di stare pensando alla commessa su cui ero (...sarei dovuto essere...) impegnato. Il cassone è il rimorchio del trattore e, visto che mi diletto a volte a fare mad max su uno di questi trabiccoli in campagna (du iu nou Porretta Terme?), credo che sdraiarsi nel cassone e riflettere sul senso della vita (o sul perché i pistacchi finiscano sempre troppo in fretta) sia molto zen e soddisfacente. Tra l'altro in sottofondo potete intravedere un'immagine che mi ritrae proprio in questa profonda ed aulica pratica (la Heineken non è obbligatoria ma sicuramente consigliata).
E quindi vabbe', direi che per ora è tutto.
Magari posso anche presentarmi. All'anagrafe faccio Claudio (pronuncia genitoriale "ClaVdio"), ma faccio l'alternativo spacciandomi per Kennet Afros. Che, mi rendo conto, detto così sempre il nome di un pornoattore finnico-congolese, però vi assicuro che è solo figlio dell'unione di due miei soprannomi: Kennet come l'indimenticato Andersson (segno della croce) del Bologna e Afros come diminutivo del cognome (che sarebbe poi Afro, ma visto che chiamano così anche mio fratello ci ho messo una s accazzo alla fine). Ho 34 anni (in realtà sono 12), vivo a Casalecchio di Reno (Bologna) e sto bene al freddo perché col caldo sudo. Spreco il mio tempo libero lavorando, per il resto sono un frequentatore attivo dei Tignosi (se non sapete chi sono i Tignosi...lo imparerete presto), gioco (faccio presenza) a calcio a 7 nella squadra enterteinment Navile Stranz (anche se al momento faccio il soprammobile perché ho un crociato che ha deciso di scioperare), ho il feticcio della birra, rutto alla luna, credo nel Giappone e non so niente come Jon Snow, ho un morboso rapporto con le motoseghe con cui taglio legna spacciandola in giro, tifo per il Bologna e ultimamente amo MOLTO il Canada, agito il bulbo ascoltando gli AC-DC e ho diversi problemi psico-sociali e decisamente tendo a prenderci la mano e finisce che poi scrivo troppo eccheccazzo è il primo post, partiamo bene.
Ok.
Il 2016 sarà un anno epico. Ho deciso.
Vabbe', chissene.
Non so bene cosa bisognerebbe dire in un post d'inaugurazione su un blog, per cui vado decisamente a sentimento e butto giù quello che mi passa per la capoccia.
Ho aperto questo trabiccolo perché anche io come tanti non ho una mazza da dire, per cui mi sembrava giusto farlo sapere a tutti. E considerato che mi piace scrivere, ne ho approfittato per unire l'inutile al dilettevole.
Penso che scriverò qua sopra tutto quello che mi passa per la testa quando ne avrò voglia, senza troppa logica. In effetti di logica qui, con me, ne troverete poca. Di sicuro troverete molte boiate, di quello sono sicuro.
Poi...ah...sì, ecco, il nome del blog: "Pensieri nel cassone" mi è venuto mentre stavo guardando con sguardo placido da vacca indù la tastiera del pc in ufficio, fingendo di stare pensando alla commessa su cui ero (...sarei dovuto essere...) impegnato. Il cassone è il rimorchio del trattore e, visto che mi diletto a volte a fare mad max su uno di questi trabiccoli in campagna (du iu nou Porretta Terme?), credo che sdraiarsi nel cassone e riflettere sul senso della vita (o sul perché i pistacchi finiscano sempre troppo in fretta) sia molto zen e soddisfacente. Tra l'altro in sottofondo potete intravedere un'immagine che mi ritrae proprio in questa profonda ed aulica pratica (la Heineken non è obbligatoria ma sicuramente consigliata).
E quindi vabbe', direi che per ora è tutto.
Magari posso anche presentarmi. All'anagrafe faccio Claudio (pronuncia genitoriale "ClaVdio"), ma faccio l'alternativo spacciandomi per Kennet Afros. Che, mi rendo conto, detto così sempre il nome di un pornoattore finnico-congolese, però vi assicuro che è solo figlio dell'unione di due miei soprannomi: Kennet come l'indimenticato Andersson (segno della croce) del Bologna e Afros come diminutivo del cognome (che sarebbe poi Afro, ma visto che chiamano così anche mio fratello ci ho messo una s accazzo alla fine). Ho 34 anni (in realtà sono 12), vivo a Casalecchio di Reno (Bologna) e sto bene al freddo perché col caldo sudo. Spreco il mio tempo libero lavorando, per il resto sono un frequentatore attivo dei Tignosi (se non sapete chi sono i Tignosi...lo imparerete presto), gioco (faccio presenza) a calcio a 7 nella squadra enterteinment Navile Stranz (anche se al momento faccio il soprammobile perché ho un crociato che ha deciso di scioperare), ho il feticcio della birra, rutto alla luna, credo nel Giappone e non so niente come Jon Snow, ho un morboso rapporto con le motoseghe con cui taglio legna spacciandola in giro, tifo per il Bologna e ultimamente amo MOLTO il Canada, agito il bulbo ascoltando gli AC-DC e ho diversi problemi psico-sociali e decisamente tendo a prenderci la mano e finisce che poi scrivo troppo eccheccazzo è il primo post, partiamo bene.
Ok.
Il 2016 sarà un anno epico. Ho deciso.
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