MISSION#3: CAZZOYAKI TUNA
La vita di un supereroe viene sempre vista come un vita di successi, trionfi, bulbi incredibilmente aereodinamici e talvolta anche stacchetti di chitarra mica da ridere. Ma non è sempre così, no: accade a volte che il supereroe incappi in una sconfitta o in un evento funesto. E' in questi momenti, tuttavia, che egli apprende lezioni importanti e, ripassandosi il bulbo, guarda al futuro con ritrovato e rinnovato onigiri.
E uno di questi momenti accade proprio alla mission number 3 della nostra coppia nippo-eroica.
WonderWasabi è reduce da una missione complicata contro la Casta dei Contabili ai piedi delle Alpi, così, infervorata dal sacro fuoco dell'eroismo, decide di imbarcarsi anche in una missione nipponica. SuperMame risponde presente, in modalità Ambrogio porta la bionda eroina verso il luogo dello scontro.
Il nemico è tuttavia subdolo, poichè una volta giunti non si fa trovare: il nipporante scelto è infatti chiuso di lunedì (come i barbieri...un caso?). Potrebbe essere un duro colpo da incassare, ma SuperMame ci crede: dopo aver preso 5 vicoli stretti, tre corti e due buche, giunge infine ad un nuovo teatro dello scontro. Il Miyabi.
Appena entrati i due supereroi vengono squadrati dal boss del luogo, un cuoco con un cappello enorme che lo identifica assolutamente come chef. SuperMame, desiderando ardentemente quel cappello, dissimula comunque indifferenza e chiede se c'è posto per due: ovviamente c'è, nel locale ci sono infatti 9 persone.
Il menu è ricco, gli occhi dei dinamico due brilluccicano di culinario desiderio davanti a tutti quelle prelibatezze d'oriente e probabilmente i litri di bava che calano dal tavolo inducono la cameriera ad arrivare. Ed arriva.
La cameriera Olivia, come la popeyana musa, è uno stecco. Capelli raccolti (pure troppo a giudicare dalla faccia allungata brutalmente) in una coda di cavallo, colorito cinereo e poi l'occhio. L'occhio della giovane è lo zen fatto a materia: fisso, tranquillo, immobile. Come una mucca al pascolo in un cantone svizzero, ella osserva il mondo che la circonda con calma, serafica calma. Ricordatevi di questo, memorizzatelo. I nostri due supereroi non lo fanno.
SuperMame come sempre lascia le operazioni d'ordinazione alla bionda paladina, ed ella, con intrepido furore, esordisce sparando i primi piatti, salvo poi specificare "..ovviamente facciamo un menu".
A livello globale "facciamo un menu" significa che ci si avvale dell'opzione all-you-can-eat. Globalmente, nelle terre emerse, è così. Ma non per tutti. Olivia accoglie con il suo contagioso entusiasmo la notizia e commenta con un sussurrato "ah zi zi". SuperMame ne osserva la faccia allungata quasi rapito, WonderWasabi a ripetizione spara onigiri, uramaki, gli immancabili edamame accompagnati da un attacco salutista riassunto in una insalata di sushi ed infine, tanto per gradire, pure il tonno teriyaki.
Olivia prende nota, sul suo viso il nulla cosmico, lo sguardo perso nella quinta dimensione.
Il dramma prende il via.
Passa poco e lo chef col cappello manda in tavola i primi piatti, con menzione d'onore per l'insalata di sushi che altro non è che una tinozza di insalata/pomodori/copertoni/tungsteno e pezzi di sushi sparsi messo in mezzo così, condita però con una salsa dolce che piace e fa sospirare WonderWasabi. SuperMame non commenta, lui ingurgita e basta. Arrivano gli altri piatti e mentre le bacchette fanno il loro sporco (?) lavoro, WonderWasabi narra di nemici del suo passato di eroina, in particolare di Mambo Boy (un villain colored che voleva ghermirla in un bar), di Gianni & Pin-8 mm (due pirati di cui uno col vizio della fotografia) e del terribile CuloBianco InTheDark, un nemico di cui (grazie agli dei) poco si sa.
Al tavolo arriva il Tonno Teriyaki portato dalla Felillona (la versione giapponese della Ferilli con meno tette ma più accento), ed il piatto è gradevole anche se il tonno che dovrebbe essere scaldato all'esterno lo è, sì, ma solo dal fiato dello chef.
La conclusione della cena è gradevole, la birra è finita, ma perchè non trionfare totalmente sul nemico con due dolci? SuperMame e WonderWasabi si capiscono al volo, sarà gelato alla piastra: uno alla cioccolata ed uno alla crema.
E' l'apoteosi della porcaggine, fiumi di dolcezza sparsi per il piatto che andrebbero degustati a slinguazzate dure direttamente sulla ceramica ma che devono essere trattate col cucchiaino per non offendere il candore degli astanti. Assunte a tempo indeterminato migliaia di calorie, giunge infine il tempo della resa dei conti. Appunto, del conto.
SuperMame con scioltezza si dirige alla cassa, tronfio nel suo mantello rosso e con un bulbo su cui rimangono ancora pezzi di cioccolata. Dietro il terribile marchingegno, pronta a suggere liquidi monetari, la Felillona.
SuperMame con espressione sagace sfodera il Sigillo di Kryptonite ed estrae il postamat. WonderWasabi vorrebbe intervenire ma viene bloccata dai superpoteri del bulbico eroe. La Felillona batte sulla cassa.
10 euro
20 euro
45 euro
58 euro
...strano questo all you can eat...
67 euro
72 euro
...qualcosa sfugge alla comprensione. SuperMame si interroga, il Sigillo freme.
83 euro
...c'è del pericolo nell'aria?
92 euro.
La Felillona alza lo sguardo, sorride. Nei suoi occhi la vittoria nella gelida attesa.
SuperMame si desta dal suo sonno della ragione: "...ma noi avevamo fatto l'all-you-eat..."
"NO."
WonderWasabe bianca in volto "come no?...noi abbiamo chiesto..."
"NO"
"Ma abbiamo ordinato...la cameriera..."
"NO. Avete scelto dal menu alla carta"
"Ma abbiamo chiest..."
OLIVIA.
Come un fulmine nella mente dei due appare l'immagine della rachitica cameriera, dei suoi occhi placidi alla richiesta del menu all-you-can-eat. Quella calma, quella pace interiore.
C'era solo una spiegazione. E dovevano capirlo.
Olivia non aveva capito un cazzo.
SuperMame con stoico abbandono porta a termine la sua opera, WonderWasabi vorrebbe abbattere il locale e deportare tutti i suoi stipendiati, Felillona compresa.
Da dietro il bancone, in una nube di fumo di udon fritti, lo Chef col Cappello sorride maligno ebbro della sua vittoria.
Un giorno i menestrelli canteranno di questa battaglia. Comporranno versi. E passeranno alla storia.
"Ordinaron tonno teriyaki
ma lo ricevettero cazzoyaki:
poichè i filetti forse non eran scottati,
ma di certo loro restaron inculati"
A volte per vincere bisogna perdere. A volte le lezioni per essere imparate devono essere incul(c)ate.
Forse c'è una morale in tutto questo, ma di certo c'è solo una cosa: nessuno fermerà i due supereroi da viaggiare ancora Verso nuove ed incredibili tempura.
pensierinelcassone
Perché anche io non ho niente da dire
giovedì 25 febbraio 2016
lunedì 15 febbraio 2016
S4D 2
MISSION#2: SAN VALENTINE'S MASSACRE
La grande piaga sociale che affligge la società contemporanea si abbatte puntualmente ogni metà febbraio, precisamente il 14. San Valentino. Terrore di ogni innamorato ("e ora dove la porto a mangiare?"), terrore di ogni innamorata ("ma non mi riporterà a mangiare in quel posto orrendo?"), felicità maxima di ogni ristoratore che con due rose di plastica, qualche lumino da cimitero messo accazzo per il locale ed un sottofondo musicale preso dalla peggio telenovela di una qualsiasi televisione honduregna, può facilmente colmare i buchi di bilancio post feste natalizie. Orde di single in tutto il mondo guardano con paura vera a questa festa (festa?), consci del fatto che in questa serata l'accesso ad ogni locale è concesso solo all'alto prezzo di venire esposti a quintali gratuiti di effusioni amorose fini a se stesse e ad un agrodolce aroma di miele stantìo figlio di un conformismo abbietto. Eh?.
Comunque, c'è vita la sera di San Valentino in un ristorante sushi per due single? E' una domanda epica, scoprirlo una missione per pochi. Per super eroi. E noi li abbiamo.
Dopo essere sopravvissuti ad una esposizione elevata a infanti in festa, SuperMame e WonderWasabi possono infine lanciarsi in questa missione. WonderWasabi sa che la serata è complicata, per trovare un ristorante sushi in cui sia possibile sedersi e consumare bisogna attenersi a determinati standard. Ristoranti fighetti, eleganti, di livello sono certamente sold out. C'è bisogno di laidume. Il NewAsia potrebbe fare al caso loro.
Ristorante tragicamente adattato da solo cinese a cinese-giapponese (se non fai sushi ora non sei nessuno), la prima terribile prova da sopportare è l'OndaFritta all'entrata: appena la porta si spalanca, infatti, si viene immediatamente avvolti da una nube tossica di frittomisto, riso cantonese, sushi al gpl, baygon e diserbante per cetrioli. Mentre la bionda eroina, già a conoscenza della prova, regge bene l'urto, SuperMame viene colto da un blocco cardio-respiratorio per circa 4 secondi prima di subire una mutazione genetica che lo porta a diventare un involtino primavera semovente. Come previsto il locale è pressochè vuoto, sebbene qualche coppietta osi comunque affrontare la serata qui. I due supereroi si siedono come sempre in fondo alla sala e, apprezzata le meravigliose incisioni alle pareti (degli agglomerati in simil vetro probabilmente prodotti in uranio impoverito in Corea del Nord), iniziano con le ordinazioni. Dalla cucina vengono sganciate piccole bamboline in ceramica spacciate per cameriere, sicchè è WonderWasabi a prendere in mano la situazione e ad ordinare il solito All-you-can-eat-menu. Le torte e le piade dell'armageddon fanciullesco del pomeriggio sono ancora in circolo, tuttavia il richiamo del sushi è potente e la nostra eroina non può resistere. Viene ordinata una scarriolata di piatti, SuperMame con fare tronfio annuisce con impercettibili cenni della testa. Quello che prende lei, va bene a lui.
Mentre le cambuse vengono saccheggiate, al tavolo a fianco si siede una coppia. Lui in camicia, giacca, capello unto al punto giusto e scarpa lucidissima, lei più casual ma con capello rosso scuro che lascia intendere interessanti intenzioni di voto. Sembrerebbe tutto in regola, se non che i due iniziano a conversare. O meglio, LEI inizia a conversare. Con voce baritonale e senza mai prendere fiato inizia a rotolare parole su parole su parole su parole, interrotti soltanto da qualche breve "mm" del suo partner.
Mentre dalle cucine arrivano udon, edamame e primi carghi di uramaki, i nostri due supereroi scoprono che:
- probabilmente è il primo appuntamento ma considerato che lei chiede se lui abita da solo, potrebbe concludersi bene;
- lei si è innamorata una sola volta nella vita ma è finita perchè non voleva spazzare casa;
- la sua frase preferita è "non ho detto così";
- dopo quella storia ne ha avute altre ma senza impegnarsi;
- l'unica volta in cui si è un po' impegnata è stata in una storia con uno con cui però c'era solo un rapporto di affetto ("una volta siamo stati abbracciati 5 ore di fila" - una prece ai testicoli del poveretto)
- un'altra volta stava con uno più vecchio che evidentemente aveva dei problemi al crick e per questo era complessato
- Ordina una bottiglia d'acqua
Mentre i fiumi di parole scorrono impetuosi e il sistema nervoso di SuperMame sta per collassare, all'improvviso WonderWasabi si ferma. Occhio sbarrato, espressione terrorizzata, sbuffo: "sono piena". La situazione è drammatica, dalle cucine devono arrivare altre 2 giri di uramaki ed un piatto di fotomaki fritto (sempre per stare leggeri), oltre al fatto che due onigiri mutanti attendono il loro destino. SuperMame ostenta sicurezza "Non preoccuparti, mangia quello che senti, il resto è mio". La bionda paladina del sushi apprezza ma consiglia di bloccare qualche piatto ancora in via di preparazione. Arriva una bambolina-meriera, il futomaki fritto non è ancora fatto, si può cancellare e così viene fatto. SuperMame intanto inizia la sua opera di distruzione: un uramaki qua, uno là, soia, ingurgita.
Uramaki, soia, ingurgita. Uramaki, soia, ingurgita. Repeat.
WonderWasabi allo stremo delle forze cerca di dare una mano mangiando mezzo onigiri, l'altra metà viene orrendamente spappolata sul piatto "così sembra che l'abbia mangiato". SUperMame sente che il limite è vicino, ma non può fermarsi, ha promesso. Arriva un altro giro di uramaki ed ancora l'Uomo di Soia continua nella sua interminabile opera di ingurgitamento, aiutato dalla compagna che si avventa sui pezzettini di avocado estratti dalle polpette di riso modello "allegro chirurgo". Gli ultimi bocconi sono terribili, tuttavia l'impresa è fatta. Ma all'improvviso il dramma: spunta una cameriera, un altro piatto. I fotomaki fritti. Non sono stati bloccati, sono stati cucinati. E portati al tavolo.
SuperMame sbianca, WonderWasabi sta per piangere. Al tavolo di fianco la tipa continua a parlare, è inarrestabile. E' ovvio che tale manovra altro non è che un bieco tentativo di costringere il Dinamico Duo a lasciare pietanze sul piatto e, di conseguenza, a pagare l'extra al prezzo del menu. Si può scegliere di arrendersi, di non consumare il piatto fetentemente rifilato e di aprire le tasche alla trasfusione finanziaria. Oppure si può decidere di non piegare la schiena, di non accettare il ricatto e di rispondere alla guerra con guerra. SuperMame ci crede. Riprende su le bacchette, scrocchia le dita modello ken il guerriero, rabbocca la soia ed esclama "sono miei". Il supereroe bulbato sfida all'ultimo sangue i terribili fotomaki, WonderWasabi fa il tifo modello stadio. Un morso, due morsi, mastica, mastica,mastica, non ruttare.Continua a masticare, continua.
"Se muoio, l'ultimo spingetemelo in gola". Una frase storica riaffiora alla memoria.
Il quarto fotomaki viene ingurgitato quasi intero, ma non è ancora finita: in uno slancio eroico SuperMame si lancia sui resti dell'onigiri di WonderWasabi e termina anche quello. Non verranno lasciati appigli al barbaro nemico. Sono supereroi, loro possono: e possono anche avvertire il martire del tavolo a fianco che gli è caduta a terra la carta di credito (probabile tentativo di suicidio di quest'ultima pur di salvarsi dal monologo infinito).
Ma c'è ancora tempo per un altro colpo di scena: Mina al tavolo di fianco tra le sue parole ha anche il tempo di chiamare una cameriera e chiedere la sorte di piatti ordinati ma mai arrivati al tavolo. La dama in porcellana si interroga, dalle cucine tutti i piatti sono usciti. La risposta è ovvia e lampante come il sole di gennaio: sono stati dirottati al tavolo dei supereroi. Più forti di tutto, anche dei biechi sotterfugi del nemico. La vittoria è TOTALE.
Le cameriere sono scosse, il loro perfido piano è stato sgominato. Dalle cucine arriva il sosia di Katsumoto per rendere omaggio ai vincitori, ma WonderWasabi vuole trionfare: "prendiamo 2 macedonie orientali", declama. "Così ci puliamo la bocca", afferma rivolta a SuperMame. SuperMame crolla svenuto e viene portato fuori con un montacarichi.
Nella notte dell'amore, così, i nostri supereroi hanno portato a termine la missione. Nei loro cuori, la consapevolezza di avere trionfato. Nei loro stomaci, la morte. Nelle loro orecchie la voce del megafono al tavolo vicino. Nei loro vestiti l'aroma di 50 sfumature di fritto.
Ora possono andare.
Verso nuove ed incredibili tempura.
La grande piaga sociale che affligge la società contemporanea si abbatte puntualmente ogni metà febbraio, precisamente il 14. San Valentino. Terrore di ogni innamorato ("e ora dove la porto a mangiare?"), terrore di ogni innamorata ("ma non mi riporterà a mangiare in quel posto orrendo?"), felicità maxima di ogni ristoratore che con due rose di plastica, qualche lumino da cimitero messo accazzo per il locale ed un sottofondo musicale preso dalla peggio telenovela di una qualsiasi televisione honduregna, può facilmente colmare i buchi di bilancio post feste natalizie. Orde di single in tutto il mondo guardano con paura vera a questa festa (festa?), consci del fatto che in questa serata l'accesso ad ogni locale è concesso solo all'alto prezzo di venire esposti a quintali gratuiti di effusioni amorose fini a se stesse e ad un agrodolce aroma di miele stantìo figlio di un conformismo abbietto. Eh?.
Comunque, c'è vita la sera di San Valentino in un ristorante sushi per due single? E' una domanda epica, scoprirlo una missione per pochi. Per super eroi. E noi li abbiamo.
Dopo essere sopravvissuti ad una esposizione elevata a infanti in festa, SuperMame e WonderWasabi possono infine lanciarsi in questa missione. WonderWasabi sa che la serata è complicata, per trovare un ristorante sushi in cui sia possibile sedersi e consumare bisogna attenersi a determinati standard. Ristoranti fighetti, eleganti, di livello sono certamente sold out. C'è bisogno di laidume. Il NewAsia potrebbe fare al caso loro.
Ristorante tragicamente adattato da solo cinese a cinese-giapponese (se non fai sushi ora non sei nessuno), la prima terribile prova da sopportare è l'OndaFritta all'entrata: appena la porta si spalanca, infatti, si viene immediatamente avvolti da una nube tossica di frittomisto, riso cantonese, sushi al gpl, baygon e diserbante per cetrioli. Mentre la bionda eroina, già a conoscenza della prova, regge bene l'urto, SuperMame viene colto da un blocco cardio-respiratorio per circa 4 secondi prima di subire una mutazione genetica che lo porta a diventare un involtino primavera semovente. Come previsto il locale è pressochè vuoto, sebbene qualche coppietta osi comunque affrontare la serata qui. I due supereroi si siedono come sempre in fondo alla sala e, apprezzata le meravigliose incisioni alle pareti (degli agglomerati in simil vetro probabilmente prodotti in uranio impoverito in Corea del Nord), iniziano con le ordinazioni. Dalla cucina vengono sganciate piccole bamboline in ceramica spacciate per cameriere, sicchè è WonderWasabi a prendere in mano la situazione e ad ordinare il solito All-you-can-eat-menu. Le torte e le piade dell'armageddon fanciullesco del pomeriggio sono ancora in circolo, tuttavia il richiamo del sushi è potente e la nostra eroina non può resistere. Viene ordinata una scarriolata di piatti, SuperMame con fare tronfio annuisce con impercettibili cenni della testa. Quello che prende lei, va bene a lui.
Mentre le cambuse vengono saccheggiate, al tavolo a fianco si siede una coppia. Lui in camicia, giacca, capello unto al punto giusto e scarpa lucidissima, lei più casual ma con capello rosso scuro che lascia intendere interessanti intenzioni di voto. Sembrerebbe tutto in regola, se non che i due iniziano a conversare. O meglio, LEI inizia a conversare. Con voce baritonale e senza mai prendere fiato inizia a rotolare parole su parole su parole su parole, interrotti soltanto da qualche breve "mm" del suo partner.
Mentre dalle cucine arrivano udon, edamame e primi carghi di uramaki, i nostri due supereroi scoprono che:
- probabilmente è il primo appuntamento ma considerato che lei chiede se lui abita da solo, potrebbe concludersi bene;
- lei si è innamorata una sola volta nella vita ma è finita perchè non voleva spazzare casa;
- la sua frase preferita è "non ho detto così";
- dopo quella storia ne ha avute altre ma senza impegnarsi;
- l'unica volta in cui si è un po' impegnata è stata in una storia con uno con cui però c'era solo un rapporto di affetto ("una volta siamo stati abbracciati 5 ore di fila" - una prece ai testicoli del poveretto)
- un'altra volta stava con uno più vecchio che evidentemente aveva dei problemi al crick e per questo era complessato
- Ordina una bottiglia d'acqua
Mentre i fiumi di parole scorrono impetuosi e il sistema nervoso di SuperMame sta per collassare, all'improvviso WonderWasabi si ferma. Occhio sbarrato, espressione terrorizzata, sbuffo: "sono piena". La situazione è drammatica, dalle cucine devono arrivare altre 2 giri di uramaki ed un piatto di fotomaki fritto (sempre per stare leggeri), oltre al fatto che due onigiri mutanti attendono il loro destino. SuperMame ostenta sicurezza "Non preoccuparti, mangia quello che senti, il resto è mio". La bionda paladina del sushi apprezza ma consiglia di bloccare qualche piatto ancora in via di preparazione. Arriva una bambolina-meriera, il futomaki fritto non è ancora fatto, si può cancellare e così viene fatto. SuperMame intanto inizia la sua opera di distruzione: un uramaki qua, uno là, soia, ingurgita.
Uramaki, soia, ingurgita. Uramaki, soia, ingurgita. Repeat.
WonderWasabi allo stremo delle forze cerca di dare una mano mangiando mezzo onigiri, l'altra metà viene orrendamente spappolata sul piatto "così sembra che l'abbia mangiato". SUperMame sente che il limite è vicino, ma non può fermarsi, ha promesso. Arriva un altro giro di uramaki ed ancora l'Uomo di Soia continua nella sua interminabile opera di ingurgitamento, aiutato dalla compagna che si avventa sui pezzettini di avocado estratti dalle polpette di riso modello "allegro chirurgo". Gli ultimi bocconi sono terribili, tuttavia l'impresa è fatta. Ma all'improvviso il dramma: spunta una cameriera, un altro piatto. I fotomaki fritti. Non sono stati bloccati, sono stati cucinati. E portati al tavolo.
SuperMame sbianca, WonderWasabi sta per piangere. Al tavolo di fianco la tipa continua a parlare, è inarrestabile. E' ovvio che tale manovra altro non è che un bieco tentativo di costringere il Dinamico Duo a lasciare pietanze sul piatto e, di conseguenza, a pagare l'extra al prezzo del menu. Si può scegliere di arrendersi, di non consumare il piatto fetentemente rifilato e di aprire le tasche alla trasfusione finanziaria. Oppure si può decidere di non piegare la schiena, di non accettare il ricatto e di rispondere alla guerra con guerra. SuperMame ci crede. Riprende su le bacchette, scrocchia le dita modello ken il guerriero, rabbocca la soia ed esclama "sono miei". Il supereroe bulbato sfida all'ultimo sangue i terribili fotomaki, WonderWasabi fa il tifo modello stadio. Un morso, due morsi, mastica, mastica,mastica, non ruttare.Continua a masticare, continua.
"Se muoio, l'ultimo spingetemelo in gola". Una frase storica riaffiora alla memoria.
Il quarto fotomaki viene ingurgitato quasi intero, ma non è ancora finita: in uno slancio eroico SuperMame si lancia sui resti dell'onigiri di WonderWasabi e termina anche quello. Non verranno lasciati appigli al barbaro nemico. Sono supereroi, loro possono: e possono anche avvertire il martire del tavolo a fianco che gli è caduta a terra la carta di credito (probabile tentativo di suicidio di quest'ultima pur di salvarsi dal monologo infinito).
Ma c'è ancora tempo per un altro colpo di scena: Mina al tavolo di fianco tra le sue parole ha anche il tempo di chiamare una cameriera e chiedere la sorte di piatti ordinati ma mai arrivati al tavolo. La dama in porcellana si interroga, dalle cucine tutti i piatti sono usciti. La risposta è ovvia e lampante come il sole di gennaio: sono stati dirottati al tavolo dei supereroi. Più forti di tutto, anche dei biechi sotterfugi del nemico. La vittoria è TOTALE.
Le cameriere sono scosse, il loro perfido piano è stato sgominato. Dalle cucine arriva il sosia di Katsumoto per rendere omaggio ai vincitori, ma WonderWasabi vuole trionfare: "prendiamo 2 macedonie orientali", declama. "Così ci puliamo la bocca", afferma rivolta a SuperMame. SuperMame crolla svenuto e viene portato fuori con un montacarichi.
Nella notte dell'amore, così, i nostri supereroi hanno portato a termine la missione. Nei loro cuori, la consapevolezza di avere trionfato. Nei loro stomaci, la morte. Nelle loro orecchie la voce del megafono al tavolo vicino. Nei loro vestiti l'aroma di 50 sfumature di fritto.
Ora possono andare.
Verso nuove ed incredibili tempura.
martedì 9 febbraio 2016
S4D
MISSION#1: BUTTERFLY EFFECT
Nelle terre di Cesena si erge il ristorante nipponico "Butterfly": riusciranno i nostri eroi a sopravvivere al famigerato effetto farfalla?
La missione si rivela immediatamente complicata poichè la WhiteRun viene parcheggiata in un imbuto spazio-temporale da cui liberarsi ed uscire è impresa titanica: WonderWasabe ha una feroce lotta all'ultimo sangue con uno specchietto troppo audace, SuperMame nel tentativo di districarsi verso la libertà si lussa entrambe le spalle e vede schizzare una sua vertebra cervicale al terzo piano dell'adiacente stabile.
Superate le guardie dell'Hotel Savio (intente a stabaccare e parlare in lingue sconosciute), ecco infine il Butterfly: sembra chiuso, ma movimenti al suo interno confermano che qualcosa sta accadendo. WonderWasabe colta da necessità impellente di sushi tenta immediatamente di fare irruzione nel locale, ma la porta è sbarrata. La bionda eroina non può accettare di restare chiusa fuori, così in un moto di rabbia dà libero sfogo ai suoi poteri ed inizia a percuotere ripetutamente la porta fino a quando, ai primi segni di cedimento della struttura portante, si accorge che la porta giusta è quella a fianco. Con nonchalance entra quindi come se nulla fosse, seguita da un terrorizzato SuperMame.
Il locale è gradevole, una bianca atmosfera che ricorda più una sala vittoriana che un tempio zen orientale, tuttavia i cuochi giapponesi appena dietro al bancone confermano che la Via del Sushi è forte in questo luogo. Le cameriere sono italiane però: il locale sarà loro ed i cuochi sono stati ingaggiati dopo, oppure il locale è dei cuochi e le cameriere sono state acquistate ed asservite alle loro perverse voglie? I nostri si interrogano, ma in fin dei conti prima è meglio riempire gli stomaci.
WonderWasabe decide di accomodarsi ad un tavolo nell'angolo in fond per potere meglio tenere sotto controllo i nemici in sala, SuperMame approva il piano ma si procura una contusione scomposta allo scroto (nonchè un blocco cardio-respiratorio) nel tentativo di infilarsi nello spazio angusto tra sedia e tavolo causato dalla troppa vicinanza dei clienti ubicati alle sue spalle. Il desco è comunque ben apparecchiato, sebbene misteriosi origami a forma di ferro da stiro creati con i tovaglioli lasciano adito a innumerevoli dubbi esistenziali.
Dopo 2 perlustrazioni al cesso e venti minuti d'attesa, arriva il primo nemico a prendere le ordinazioni: Unghie di Merda. Unghie di Merda non ne ha voglia, prova risentimento, vorrebbe essere ad un corso di zumba in quel preciso istante, forse anche ad un concerto di Gigi D'Alessio, ovunque tranne che lì. WonderWasabe imperterrita si lancia all'attacco: "Menù all-you-can-eat! Allora prendiamo due zuppe di Miso..."
"DITEMI SOLO IL CODICE DEI PIATTI"
Il terribile attacco "Sgodev-O-Lez" di Unghie di Merda destabilizza WonderWasabe, dai suoi occhi azzurri partono lampi di odio che non restano indifferenti a SuperMame che decide di nascondere la faccia dentro al menu. Segue così una sessione di "lotto alle otto" durante la quale Unghie di Merda prende nota sul suo taqquino delle ordinazioni, muovendo rapidamente le sue unghiette blu glitterate d'argento per tenere il passo dell'ondata di numeri che fetentemente la nostra Eroina senza pietà declama quasi senza prender fiato come una professoressa sadica ad un dettato di lingua coreana.
Si comincia con ottima tartara di salmone e tonno, quindi zuppa di Miso (a 293 gradi Centigradi, si segnala fusione totale dell'apparato gastro-faringeo du SuperMame), quindi polpette di riso seguite da roll su roll di ogni fattura, il tutto senza dimenticare gli indispensabili Edamame. Il cibo è ottimo, i nostri gradiscono e possono anche osservare gli altri avventori: poco lontano un padre nutre i propri piccoli figli con spaghetti di soia brutalmente gestiti con forchette anzichè bacchette (per fortuna non siamo in un film di Fantozzi), dall'altro lato della sala un gruppo di giovani apprezza le magie d'oriente accompagnandosi al tavolo con 2 Putan-Oni di ottima fattura (riportiamo esplosione dei jeans di una di queste a causa di eccessiva quantità di regione chiappale), mentre nel tavolo adiacente ai nostri supereroi due uomini si siedono pronti ad iniziare la loro cena. Proprio questi ultimi catalizzano le attenzioni dei Difensori del Sushi: uno è vestito come Bruce Springsteen con una catena da bicicletta al collo spacciata per collana ed una magliettina iper attillata, l'altro indossa una giacca di 4 taglie più grande e sfodera un portamento impettito mentre controlla con attenzione il menu. WonderWasabe osserva e medita: saranno gay? La risposta presto giunge.
Dalle cucine del Butterfly viene sganciata Culo di Soia: la ragazza giunge a raccogliere i piatti barbaramente trucidati da SuperMame, quindi si volta verso i due uomini già pronti ad ordinare. L'uomo in giacca, presto rivelatosi come ProfiloMigliore a causa della sua tendenza a tenere una postura con testa furbescamente inclinata di lato modello fotoromanzo di GrandHotel, guarda avidamente Culo di Soia con occhiate penetranti, mezzi sorrisi e ammiccamenti mentre ordina il bere. Culo di Soia si allontana e nel farlo pone in bella mostra i Superpoteri alle sue spalle: ProfiloMigliore osserva, con occhio pallato mentre si morde il labbro inferiore, trasudando lussuria da ogni suo poro. BruceSpringsteen vorrebbe svitarsi la testa modello Esorcista per guardare anch'egli lo spettacolo, ma non potendo si limita a lanciare sguardi complici al compare.Non sono gay. Sono due maniaci sessuali.
WonderWasabe e SuperMame ponderano ad un possibile dolcino per concludere il combattimento, ma come nel Signore degli Anelli sullo stomaco di entrambi campeggia un "LA VIA E' CHIUSA" ed allora si può giusto concludere finendo la birra Sapporo, un liquido capace di far emettere rutti degni di un'eruzione del monte Fuji. Al tavolo di fianco ProfiloMigliore e BruceSpringsteen hanno intanto interrotto il loro pasto poichè intenti a guardare e scambarsi con euforia i rispettivi iphone, palesemente su di giri. Cosa ci sia sugli schermi di quei telefoni, forse, è meglio non scoprirlo mai.
Quando la missione sembra essere conclusa senza problemi, l'Effetto Farfalla si manifesta però in tutta la sua potenza. Trillo: sul WonderPhone di WonderWasabe c'è un messaggio.
"Ci vediamo domani?"
E' MariYotsuya Rossi. Sicuramente la mattina dopo un pacco lavorativo sarà pronto ad essere scagliato con ferocia contro la nostra bionda paladina della giustizia. Addenti un sashimi, ti arriva un pacco da MarYotsuya. L'effetto farfalla non perdona.
La missione può ora dirsi conclusa, bisogna giusto passare dalla cassa dove un giovane japan dalla camicia indescrivibile attende sfregandosi le mani. Sembra uscito da una puntata dei pokemon.
SuperMame decide di estrarre un cinquantone e lo porge tronfio al nemico. WonderWasabe trasale: che l'Onigiri d'Acciaio abbia dimenticato che in questi casi è sempre bene pagare con carta?
SuperMame prende il resto, sogghigna sicuro di se'. Sa cosa sta facendo. Con espressione tronfia esclama:
"Scusa...potresti farmi lo scontrino per favore?"
Il CamiciaSaur sgranda gli occhi. Inizia a sudare. SuperMame osserva, tronfio. Ha vinto, lo sa. Il ragazzo guarda la cassa, quindi guarda il supereroe. Istanti lunghi. Poi balbetta:
"Ma...ma...veramente te l'ho dato, ce l'hai in mano".
SuperMame si guarda la mano destra. In effetti è vero. Per due secondi lo sguardo si perde nel vuoto, la placida catarsi di una vacca indù il mercoledì mattina lo avvolge.
"BENE." Si gira ed esce.
L'espressione di WonderWasabe meriterebbe un poema.
Il tempo (34 minuti) di infilarsi nuovamente nella WhiteRun con mosse degne di un corso avanzato di Yoga, ed ecco che in nostri eroi possono infine partire.
Verso nuove ed incredibili tempura.
Nelle terre di Cesena si erge il ristorante nipponico "Butterfly": riusciranno i nostri eroi a sopravvivere al famigerato effetto farfalla?
La missione si rivela immediatamente complicata poichè la WhiteRun viene parcheggiata in un imbuto spazio-temporale da cui liberarsi ed uscire è impresa titanica: WonderWasabe ha una feroce lotta all'ultimo sangue con uno specchietto troppo audace, SuperMame nel tentativo di districarsi verso la libertà si lussa entrambe le spalle e vede schizzare una sua vertebra cervicale al terzo piano dell'adiacente stabile.
Superate le guardie dell'Hotel Savio (intente a stabaccare e parlare in lingue sconosciute), ecco infine il Butterfly: sembra chiuso, ma movimenti al suo interno confermano che qualcosa sta accadendo. WonderWasabe colta da necessità impellente di sushi tenta immediatamente di fare irruzione nel locale, ma la porta è sbarrata. La bionda eroina non può accettare di restare chiusa fuori, così in un moto di rabbia dà libero sfogo ai suoi poteri ed inizia a percuotere ripetutamente la porta fino a quando, ai primi segni di cedimento della struttura portante, si accorge che la porta giusta è quella a fianco. Con nonchalance entra quindi come se nulla fosse, seguita da un terrorizzato SuperMame.
Il locale è gradevole, una bianca atmosfera che ricorda più una sala vittoriana che un tempio zen orientale, tuttavia i cuochi giapponesi appena dietro al bancone confermano che la Via del Sushi è forte in questo luogo. Le cameriere sono italiane però: il locale sarà loro ed i cuochi sono stati ingaggiati dopo, oppure il locale è dei cuochi e le cameriere sono state acquistate ed asservite alle loro perverse voglie? I nostri si interrogano, ma in fin dei conti prima è meglio riempire gli stomaci.
WonderWasabe decide di accomodarsi ad un tavolo nell'angolo in fond per potere meglio tenere sotto controllo i nemici in sala, SuperMame approva il piano ma si procura una contusione scomposta allo scroto (nonchè un blocco cardio-respiratorio) nel tentativo di infilarsi nello spazio angusto tra sedia e tavolo causato dalla troppa vicinanza dei clienti ubicati alle sue spalle. Il desco è comunque ben apparecchiato, sebbene misteriosi origami a forma di ferro da stiro creati con i tovaglioli lasciano adito a innumerevoli dubbi esistenziali.
Dopo 2 perlustrazioni al cesso e venti minuti d'attesa, arriva il primo nemico a prendere le ordinazioni: Unghie di Merda. Unghie di Merda non ne ha voglia, prova risentimento, vorrebbe essere ad un corso di zumba in quel preciso istante, forse anche ad un concerto di Gigi D'Alessio, ovunque tranne che lì. WonderWasabe imperterrita si lancia all'attacco: "Menù all-you-can-eat! Allora prendiamo due zuppe di Miso..."
"DITEMI SOLO IL CODICE DEI PIATTI"
Il terribile attacco "Sgodev-O-Lez" di Unghie di Merda destabilizza WonderWasabe, dai suoi occhi azzurri partono lampi di odio che non restano indifferenti a SuperMame che decide di nascondere la faccia dentro al menu. Segue così una sessione di "lotto alle otto" durante la quale Unghie di Merda prende nota sul suo taqquino delle ordinazioni, muovendo rapidamente le sue unghiette blu glitterate d'argento per tenere il passo dell'ondata di numeri che fetentemente la nostra Eroina senza pietà declama quasi senza prender fiato come una professoressa sadica ad un dettato di lingua coreana.
Si comincia con ottima tartara di salmone e tonno, quindi zuppa di Miso (a 293 gradi Centigradi, si segnala fusione totale dell'apparato gastro-faringeo du SuperMame), quindi polpette di riso seguite da roll su roll di ogni fattura, il tutto senza dimenticare gli indispensabili Edamame. Il cibo è ottimo, i nostri gradiscono e possono anche osservare gli altri avventori: poco lontano un padre nutre i propri piccoli figli con spaghetti di soia brutalmente gestiti con forchette anzichè bacchette (per fortuna non siamo in un film di Fantozzi), dall'altro lato della sala un gruppo di giovani apprezza le magie d'oriente accompagnandosi al tavolo con 2 Putan-Oni di ottima fattura (riportiamo esplosione dei jeans di una di queste a causa di eccessiva quantità di regione chiappale), mentre nel tavolo adiacente ai nostri supereroi due uomini si siedono pronti ad iniziare la loro cena. Proprio questi ultimi catalizzano le attenzioni dei Difensori del Sushi: uno è vestito come Bruce Springsteen con una catena da bicicletta al collo spacciata per collana ed una magliettina iper attillata, l'altro indossa una giacca di 4 taglie più grande e sfodera un portamento impettito mentre controlla con attenzione il menu. WonderWasabe osserva e medita: saranno gay? La risposta presto giunge.
Dalle cucine del Butterfly viene sganciata Culo di Soia: la ragazza giunge a raccogliere i piatti barbaramente trucidati da SuperMame, quindi si volta verso i due uomini già pronti ad ordinare. L'uomo in giacca, presto rivelatosi come ProfiloMigliore a causa della sua tendenza a tenere una postura con testa furbescamente inclinata di lato modello fotoromanzo di GrandHotel, guarda avidamente Culo di Soia con occhiate penetranti, mezzi sorrisi e ammiccamenti mentre ordina il bere. Culo di Soia si allontana e nel farlo pone in bella mostra i Superpoteri alle sue spalle: ProfiloMigliore osserva, con occhio pallato mentre si morde il labbro inferiore, trasudando lussuria da ogni suo poro. BruceSpringsteen vorrebbe svitarsi la testa modello Esorcista per guardare anch'egli lo spettacolo, ma non potendo si limita a lanciare sguardi complici al compare.Non sono gay. Sono due maniaci sessuali.
WonderWasabe e SuperMame ponderano ad un possibile dolcino per concludere il combattimento, ma come nel Signore degli Anelli sullo stomaco di entrambi campeggia un "LA VIA E' CHIUSA" ed allora si può giusto concludere finendo la birra Sapporo, un liquido capace di far emettere rutti degni di un'eruzione del monte Fuji. Al tavolo di fianco ProfiloMigliore e BruceSpringsteen hanno intanto interrotto il loro pasto poichè intenti a guardare e scambarsi con euforia i rispettivi iphone, palesemente su di giri. Cosa ci sia sugli schermi di quei telefoni, forse, è meglio non scoprirlo mai.
Quando la missione sembra essere conclusa senza problemi, l'Effetto Farfalla si manifesta però in tutta la sua potenza. Trillo: sul WonderPhone di WonderWasabe c'è un messaggio.
"Ci vediamo domani?"
E' MariYotsuya Rossi. Sicuramente la mattina dopo un pacco lavorativo sarà pronto ad essere scagliato con ferocia contro la nostra bionda paladina della giustizia. Addenti un sashimi, ti arriva un pacco da MarYotsuya. L'effetto farfalla non perdona.
La missione può ora dirsi conclusa, bisogna giusto passare dalla cassa dove un giovane japan dalla camicia indescrivibile attende sfregandosi le mani. Sembra uscito da una puntata dei pokemon.
SuperMame decide di estrarre un cinquantone e lo porge tronfio al nemico. WonderWasabe trasale: che l'Onigiri d'Acciaio abbia dimenticato che in questi casi è sempre bene pagare con carta?
SuperMame prende il resto, sogghigna sicuro di se'. Sa cosa sta facendo. Con espressione tronfia esclama:
"Scusa...potresti farmi lo scontrino per favore?"
Il CamiciaSaur sgranda gli occhi. Inizia a sudare. SuperMame osserva, tronfio. Ha vinto, lo sa. Il ragazzo guarda la cassa, quindi guarda il supereroe. Istanti lunghi. Poi balbetta:
"Ma...ma...veramente te l'ho dato, ce l'hai in mano".
SuperMame si guarda la mano destra. In effetti è vero. Per due secondi lo sguardo si perde nel vuoto, la placida catarsi di una vacca indù il mercoledì mattina lo avvolge.
"BENE." Si gira ed esce.
L'espressione di WonderWasabe meriterebbe un poema.
Il tempo (34 minuti) di infilarsi nuovamente nella WhiteRun con mosse degne di un corso avanzato di Yoga, ed ecco che in nostri eroi possono infine partire.
Verso nuove ed incredibili tempura.
giovedì 4 febbraio 2016
Introspettive del giovedì
Dovrei mettermi qua ad impaginare un manuale in estone ma sinceramente sono un attimo distratto.
E' che ieri era tutto un nebbione infinito, mentre oggi gli sceneggiatori del Truman Show sono tornati a lavorare e vedo cielo azzurro, campi verdi,montagne bianche, camion rossi, tossici multicolore.
Insomma bello.
Converrete che per quanto uno possa avere uno schermo supermegafigo ipersuperdettagliato con 282922292 colori, l'è tot un etar quel.
Mi esalta sempre notare che una bella giornata mi cambia l'umore. Cioè, tra nebbia e pioggia sono sempre sull'orlo del genocidio, con un cielo azzurro retrocedo dall'orlo di circa 4 cm.
Non dico di essere felice (come fai ad essere felice con l'ascella in procinto di esplodere causa caldo in ufficio), ma di certo soddisfatto.
Soddisfatto anche se ieri sera il Bologna ha perso.
No ok un po' incazzato lo sono.
Anche perché per completare l'opera nel tragitto da pub a casa ho beccato, ovviamente in motorino, il nubifragio dell'anno. Ma vabbe'.
Floccari è buono comunque.
Così per farlo presente.
Mi metto ad impaginare l'estone, per fortuna domani è venerdì.
Esticazzi.
Ecco.
E' che ieri era tutto un nebbione infinito, mentre oggi gli sceneggiatori del Truman Show sono tornati a lavorare e vedo cielo azzurro, campi verdi,montagne bianche, camion rossi, tossici multicolore.
Insomma bello.
Converrete che per quanto uno possa avere uno schermo supermegafigo ipersuperdettagliato con 282922292 colori, l'è tot un etar quel.
Mi esalta sempre notare che una bella giornata mi cambia l'umore. Cioè, tra nebbia e pioggia sono sempre sull'orlo del genocidio, con un cielo azzurro retrocedo dall'orlo di circa 4 cm.
Non dico di essere felice (come fai ad essere felice con l'ascella in procinto di esplodere causa caldo in ufficio), ma di certo soddisfatto.
Soddisfatto anche se ieri sera il Bologna ha perso.
No ok un po' incazzato lo sono.
Anche perché per completare l'opera nel tragitto da pub a casa ho beccato, ovviamente in motorino, il nubifragio dell'anno. Ma vabbe'.
Floccari è buono comunque.
Così per farlo presente.
Mi metto ad impaginare l'estone, per fortuna domani è venerdì.
Esticazzi.
Ecco.
mercoledì 3 febbraio 2016
2 sfumature di grigio
Sveglia drammatica. Occhio aperto, giro nel letto, in testa la musica del grissin-bon (non sai perchè, non vuoi saperlo). Ti concedi 5 secondi di riflessione, quindi decidi di uscire dal letto. Ti senti Di Caprio nel Revenant. Anzi, sei anche più drammatico. L'oscar dovrebbero darlo a te.
Su la tapparella: nebbia. Ancora. Bene. Gli scenografi del Truman Show devono essere ancora in sciopero.
50 minuti col pilota automatico, quindi alle 8.15 riattivi il cervello e vai di scooter. Partenza estasiante, ti imberli quasi contro un paletto mentre una vecchia col trolley ti guarda intermittente nella nebbia con fare dubbioso.
Curva, semaforo. Curva, dai poco gas altrimenti si ingolfa tutto e passi al lato oscuro nel giro di poco. Noti che c'è fila, ma è sempre così. E ti piace. Perchè quando c'è fila puoi ostentare la tua superiorità col motorino, dribblando macchine ferme e omaggiando gli irritati guidatori con intepretazioni sentite delle migliori hit di Al Bano. Non sapranno mai chi sei, ma sapranno di avere sentio Al Bano. Veloce, rapido, misterioso. E' mistico.
Ti immetti nello stradone e ok, c'è molta fila. Troppa fila. Eoni di macchine ferme. Con difficoltà continui la discesa libera modello Zurbriggen tra una vettura e l'altra, accantoni Al Bano, ti chiedi il perchè di quel delirio di traffico. Alieni? Zombi? Messi al Bologna? I provini del Grande Fratello? Dubbi.
Continui ad avanzare, ad un semaforo inutile ti fermi. Nebbia, traffico. Di fianco a te su una Skoda c'è il figlio segreto di Anthony Queen e Zeman che col finestrino tirato giù si spara una paglia in serafica calma zen e ti osserva. Tu lo osservi. Lui fa un tiro di sigaretta. Tu sniffi dello smog. C'è un cenno d'intesa, poi il verde inutile interrompe quel momento catartico.
Dai gas, zigzaghi, rischi di fare su 9 specchietti, ma sei concentrato, sei terminator, hai il controllo del mezzo ed anche se hai la nebbia fin nelle mutande, hai il controllo. Ed ora si va. Il momento critico è passato.
SE SCORE.
Arrivi in Corticella o quello che sembra esserlo, potresti anche essere in UISCONSIN, con la nebbia non si vede una mazza. Hai 5 minuti per arrivare in ufficio, dai tutto. Sfrecci sperando di non incontrare un attraversamento mucche, una nota amara dentro di te ti autosarcasma ricordandoti che molto più probabilmente potresti incontrare un "attraversmento vacche". Ma non c'è tempo, mancano 4 minuti.
Dai gas, sei quasi arrivato quando su un cavo del telefono vedi 20 piccioni almeno appostati. Devi passarci sotto, preghi qualsiasi divinità passata, presente e futura che non vogliano aprire il fuoco su di te. Il plotone d'esecuzione ti guarda, sono istanti lunghissimi, tu ti metti in posizione uovo sullo scooter, pronto al peggio. Ma passi. Stavolta non verrai scacazzato. Stavolta. Mancano 2 minuti.
Entri nel parcheggio come fossero i box del GP di Imola, spegni, scavalli, via il casco, via i guanti, hai il bulbo di Renato Zero ma non conta. C'è solo nebbia, nessuno può vederti. Approfittando della tua misantropia eviti due colleghi che stanno salendo, quindi ti fiondi nell'androne, ascensore. 30 secondi. Mentre sali ti guardi allo specchio. Non sembri Renato Zero. Sembri Renato Zero dopo un attacco di dissenteria. Bene. Positività.
Chiave nella serratura, 8.59 e 36 secondi. Vittoria sfolgorante.
Vai in postazione. I tempi della claustrofobica San Vitale sono finiti, ora sei all'ultimo piano con finestre ovunque. Spazi nell'infinito. Peccato che ci sia solo nebbia. SOlo grigio. Grigio ovunque. Non 50 sfumature, neanche 7, 2 se vanno bene. Grigio. Umidità e grigio.
Accendi con rinnovato ottimismo il pc. Posta. Manuale da impaginare.Ecco. Controlli lo SPAM.
C'è una mail dal tuo stesso indirizzo.
Oggetto: "La mia figa è bagnata".
Be'.
Se non altro questa umidità serve a qualcosa.
Su la tapparella: nebbia. Ancora. Bene. Gli scenografi del Truman Show devono essere ancora in sciopero.
50 minuti col pilota automatico, quindi alle 8.15 riattivi il cervello e vai di scooter. Partenza estasiante, ti imberli quasi contro un paletto mentre una vecchia col trolley ti guarda intermittente nella nebbia con fare dubbioso.
Curva, semaforo. Curva, dai poco gas altrimenti si ingolfa tutto e passi al lato oscuro nel giro di poco. Noti che c'è fila, ma è sempre così. E ti piace. Perchè quando c'è fila puoi ostentare la tua superiorità col motorino, dribblando macchine ferme e omaggiando gli irritati guidatori con intepretazioni sentite delle migliori hit di Al Bano. Non sapranno mai chi sei, ma sapranno di avere sentio Al Bano. Veloce, rapido, misterioso. E' mistico.
Ti immetti nello stradone e ok, c'è molta fila. Troppa fila. Eoni di macchine ferme. Con difficoltà continui la discesa libera modello Zurbriggen tra una vettura e l'altra, accantoni Al Bano, ti chiedi il perchè di quel delirio di traffico. Alieni? Zombi? Messi al Bologna? I provini del Grande Fratello? Dubbi.
Continui ad avanzare, ad un semaforo inutile ti fermi. Nebbia, traffico. Di fianco a te su una Skoda c'è il figlio segreto di Anthony Queen e Zeman che col finestrino tirato giù si spara una paglia in serafica calma zen e ti osserva. Tu lo osservi. Lui fa un tiro di sigaretta. Tu sniffi dello smog. C'è un cenno d'intesa, poi il verde inutile interrompe quel momento catartico.
Dai gas, zigzaghi, rischi di fare su 9 specchietti, ma sei concentrato, sei terminator, hai il controllo del mezzo ed anche se hai la nebbia fin nelle mutande, hai il controllo. Ed ora si va. Il momento critico è passato.
SE SCORE.
Arrivi in Corticella o quello che sembra esserlo, potresti anche essere in UISCONSIN, con la nebbia non si vede una mazza. Hai 5 minuti per arrivare in ufficio, dai tutto. Sfrecci sperando di non incontrare un attraversamento mucche, una nota amara dentro di te ti autosarcasma ricordandoti che molto più probabilmente potresti incontrare un "attraversmento vacche". Ma non c'è tempo, mancano 4 minuti.
Dai gas, sei quasi arrivato quando su un cavo del telefono vedi 20 piccioni almeno appostati. Devi passarci sotto, preghi qualsiasi divinità passata, presente e futura che non vogliano aprire il fuoco su di te. Il plotone d'esecuzione ti guarda, sono istanti lunghissimi, tu ti metti in posizione uovo sullo scooter, pronto al peggio. Ma passi. Stavolta non verrai scacazzato. Stavolta. Mancano 2 minuti.
Entri nel parcheggio come fossero i box del GP di Imola, spegni, scavalli, via il casco, via i guanti, hai il bulbo di Renato Zero ma non conta. C'è solo nebbia, nessuno può vederti. Approfittando della tua misantropia eviti due colleghi che stanno salendo, quindi ti fiondi nell'androne, ascensore. 30 secondi. Mentre sali ti guardi allo specchio. Non sembri Renato Zero. Sembri Renato Zero dopo un attacco di dissenteria. Bene. Positività.
Chiave nella serratura, 8.59 e 36 secondi. Vittoria sfolgorante.
Vai in postazione. I tempi della claustrofobica San Vitale sono finiti, ora sei all'ultimo piano con finestre ovunque. Spazi nell'infinito. Peccato che ci sia solo nebbia. SOlo grigio. Grigio ovunque. Non 50 sfumature, neanche 7, 2 se vanno bene. Grigio. Umidità e grigio.
Accendi con rinnovato ottimismo il pc. Posta. Manuale da impaginare.Ecco. Controlli lo SPAM.
C'è una mail dal tuo stesso indirizzo.
Oggetto: "La mia figa è bagnata".
Be'.
Se non altro questa umidità serve a qualcosa.
martedì 2 febbraio 2016
Minimalismo quantico
Digoberto Maria Lusaffi si svegliò di soprassalto. Una fastidiosa sensazione di umido lo faceva rabbrividire, ma ancora di più lo faceva rabbrividire la constatazione di dove si trovava: nel nulla.
Si alzò in piedi, la testa gli doleva ma tentò di non badarvi. Attorno a lui solo il nulla, solo una infinita e uniforme distesa di grigio nulla.
Deglutì e si costrinse a cercare di tirare fuori la sua proverbiale razionalità: doveva esserci una locazione per quel posto, e doveva esserci un motivo per cui si trovasse lì.
Un rumore. Un trillo. Un sibilo.
Digoberto si girò di scatto, ma il muro di nulla era immutato. Niente. Inspirò l'aria umida, tentò di far rallentare i battiti del cuore che pareva impazzito nel suo petto. Ragiona Digoberto, ragiona. La prima cosa da fare era capire dove si trovasse e l'unico modo era spostarsi. Tirò la cerniera del giubbotto fino ai primi peli del mento, rabbrividì e iniziò a camminare. Non avrebbe dato ascolto alle paure della sua mente, non avrebbe dato libero sfogo ai terrori alieni che la sua mente insisteva per fargli prendere in considerazione. C'era una spiegazione plausibile, doveva esserci.
Ma non ricordava nulla delle ore precedenti il suo risveglio. Quello era un problema. Tentò di accendersi una sigaretta, ma era talmente fradicia che l'accendino si rifiutò di svolgere il suo compito.
Imprecò. Poi un trillo. Di nuovo.
Veniva dalla sua destra.
Si voltò senza vedere nulla, ma un altro trillo lo sorprese a sinistra. Poi dietro. Un altro, ancora. Trilli, lamenti, sibili. Ancora. Tantissimi. Erano alieni, erano mostri, erano demoni. Forse era morto e quello era l'inferno.
Cadde in ginocchio, piangendo.
Un nuovo trillo davanti a sé. Forte, chiaro. Un altro, sempre più forte. Con gli occhi carichi di lacrime alzò la testa e intuì innanzi a sé un bagliore sempre più nitido. Qualcuno. Qualcosa. Si stava avvicinando.
Non c'era più razionalità, c'era paura. Solo paura. Il baglio gli arrivò davanti. Il trillo fu potente, quasi doloroso dentro la sua testa.
In un momento di profonda lucidità si trovò pronto. Era pronto a morire.
Un trillo potentissimo.
«ALLORA, CI LEVIAMO DALLA CICLABILE...O NO?! ...Ignurènt...»
Si scostò. L'umarello sulla graziella lo superò scancherando e borbottando sulla droga, le pugnette e qualcos'altro. Dietro di lui altri con i trilli dei loro campanelli.
C'era una bella nebbia quella mattina in Ponticella.
Digoberto Maria Lusaffi si tirò in piedi, si passò velocemente le mani sui jeans per pulirli all'altezza delle ginocchia. Distrattamente cercò di nuovo di accendersi la sigaretta, ancora una volta questa si rifiutò.
Si incamminò verso la fermata del 13, qualche metro più avanti.
Forse doveva smettere di sfasciarsi di nocino alle feste del venerdì sera del suo amico Pier Angelo Tavozzi.
Si alzò in piedi, la testa gli doleva ma tentò di non badarvi. Attorno a lui solo il nulla, solo una infinita e uniforme distesa di grigio nulla.
Deglutì e si costrinse a cercare di tirare fuori la sua proverbiale razionalità: doveva esserci una locazione per quel posto, e doveva esserci un motivo per cui si trovasse lì.
Un rumore. Un trillo. Un sibilo.
Digoberto si girò di scatto, ma il muro di nulla era immutato. Niente. Inspirò l'aria umida, tentò di far rallentare i battiti del cuore che pareva impazzito nel suo petto. Ragiona Digoberto, ragiona. La prima cosa da fare era capire dove si trovasse e l'unico modo era spostarsi. Tirò la cerniera del giubbotto fino ai primi peli del mento, rabbrividì e iniziò a camminare. Non avrebbe dato ascolto alle paure della sua mente, non avrebbe dato libero sfogo ai terrori alieni che la sua mente insisteva per fargli prendere in considerazione. C'era una spiegazione plausibile, doveva esserci.
Ma non ricordava nulla delle ore precedenti il suo risveglio. Quello era un problema. Tentò di accendersi una sigaretta, ma era talmente fradicia che l'accendino si rifiutò di svolgere il suo compito.
Imprecò. Poi un trillo. Di nuovo.
Veniva dalla sua destra.
Si voltò senza vedere nulla, ma un altro trillo lo sorprese a sinistra. Poi dietro. Un altro, ancora. Trilli, lamenti, sibili. Ancora. Tantissimi. Erano alieni, erano mostri, erano demoni. Forse era morto e quello era l'inferno.
Cadde in ginocchio, piangendo.
Un nuovo trillo davanti a sé. Forte, chiaro. Un altro, sempre più forte. Con gli occhi carichi di lacrime alzò la testa e intuì innanzi a sé un bagliore sempre più nitido. Qualcuno. Qualcosa. Si stava avvicinando.
Non c'era più razionalità, c'era paura. Solo paura. Il baglio gli arrivò davanti. Il trillo fu potente, quasi doloroso dentro la sua testa.
In un momento di profonda lucidità si trovò pronto. Era pronto a morire.
Un trillo potentissimo.
«ALLORA, CI LEVIAMO DALLA CICLABILE...O NO?! ...Ignurènt...»
Si scostò. L'umarello sulla graziella lo superò scancherando e borbottando sulla droga, le pugnette e qualcos'altro. Dietro di lui altri con i trilli dei loro campanelli.
C'era una bella nebbia quella mattina in Ponticella.
Digoberto Maria Lusaffi si tirò in piedi, si passò velocemente le mani sui jeans per pulirli all'altezza delle ginocchia. Distrattamente cercò di nuovo di accendersi la sigaretta, ancora una volta questa si rifiutò.
Si incamminò verso la fermata del 13, qualche metro più avanti.
Forse doveva smettere di sfasciarsi di nocino alle feste del venerdì sera del suo amico Pier Angelo Tavozzi.
lunedì 1 febbraio 2016
Il ravennate
Ieri sera sono stato al zenma a vedere il buon di Caprio nel suo ultimo, disperato (diserpatissimo), tentativo di vincere l'Oscar.
THE REVENANT
(traduzione: IL RAVENNATE)
Il film è un bel mattone da 3 ore circa, dai ritmi MOOOOOOOLTO lenti, con dialoghi quasi vicini allo zero, paesaggi invernali clamorosi, sangue, budella, violenze gratuite, ansimi e amenità varie.
In pratica una puntata del Trono di Spade, solo senza scene trombomani (comunque un'evirazione nella pellicola ve la beccate lo stesso).
La storia in sé come già saprete racconta del ritorno epico di un ranger creduto morto, in cerca di vendetta. Niente di che fino ad ora, il problema è che di motivi per essere creduto morto ce ne sono parecchi: prima viene assalito da un orso enorme (che se lo sbatocchia e ribatocchia per circa 10 minuti di film, senza però mai dare il morsone finale), poi rischia il dissanguamento, quindi il congelamento, poi il soffocamento, qualche cenno di annegamento, cancrena, fame, sete e tanto per gradire anche un volo dal dirupo col cavallo.
Però lui ce la fa. Lui è epico. Fottutamente epico.
Film non male, però onestamente la storia non dà tanto di nuovo ed in effetti durante i titoli di coda stavo pensando se ci fosse una morale (a parte il fatto che a volte forse sarebbe meglio fingersi morti) ma non l'ho trovata. Ok, stare lontani da grizzly è un'altra morale.
Quello che comunque mi è rimasto più impresso è stato il disperato tentativo di Di Caprio di arrivare a vincere una dannata statuetta: dopo i fasti del Wolf of Wall Street, questa volta pur di vincerla si è adattato a tutto: recitare sotto zero, fare macelleria, entrare dentro un cavallo morto.
Sì. avete letto bene. In una scena il buon Leo capisce che per riscaldarsi e ripararsi da una tormenta di neve (sì, bei tempi quando cowboy ed indiani combattevano nelle aride lande del West) deve "entrare" dentro il cavallo morto (quello del volo di cui sopra).
Il problema è che lo ha dovuto fare davvero. Il regista apprezza la tv verità, suppongo.
La scena dell'uscita dal "sacco a pelo" equino penso rimanga piuttosto epocale (anche se, va detto, Jim Carrey in Ace Ventura 2 già lo aveva fatto, niente di nuovo)
THE REVENANT
(traduzione: IL RAVENNATE)
Il film è un bel mattone da 3 ore circa, dai ritmi MOOOOOOOLTO lenti, con dialoghi quasi vicini allo zero, paesaggi invernali clamorosi, sangue, budella, violenze gratuite, ansimi e amenità varie.
In pratica una puntata del Trono di Spade, solo senza scene trombomani (comunque un'evirazione nella pellicola ve la beccate lo stesso).
La storia in sé come già saprete racconta del ritorno epico di un ranger creduto morto, in cerca di vendetta. Niente di che fino ad ora, il problema è che di motivi per essere creduto morto ce ne sono parecchi: prima viene assalito da un orso enorme (che se lo sbatocchia e ribatocchia per circa 10 minuti di film, senza però mai dare il morsone finale), poi rischia il dissanguamento, quindi il congelamento, poi il soffocamento, qualche cenno di annegamento, cancrena, fame, sete e tanto per gradire anche un volo dal dirupo col cavallo.
Però lui ce la fa. Lui è epico. Fottutamente epico.
Film non male, però onestamente la storia non dà tanto di nuovo ed in effetti durante i titoli di coda stavo pensando se ci fosse una morale (a parte il fatto che a volte forse sarebbe meglio fingersi morti) ma non l'ho trovata. Ok, stare lontani da grizzly è un'altra morale.
Quello che comunque mi è rimasto più impresso è stato il disperato tentativo di Di Caprio di arrivare a vincere una dannata statuetta: dopo i fasti del Wolf of Wall Street, questa volta pur di vincerla si è adattato a tutto: recitare sotto zero, fare macelleria, entrare dentro un cavallo morto.
Sì. avete letto bene. In una scena il buon Leo capisce che per riscaldarsi e ripararsi da una tormenta di neve (sì, bei tempi quando cowboy ed indiani combattevano nelle aride lande del West) deve "entrare" dentro il cavallo morto (quello del volo di cui sopra).
Il problema è che lo ha dovuto fare davvero. Il regista apprezza la tv verità, suppongo.
(il problema di entrare in un cavallo è uscirne. Sì lo so che ricorda altro, ma è un cavallo morto. Spero)
La scena dell'uscita dal "sacco a pelo" equino penso rimanga piuttosto epocale (anche se, va detto, Jim Carrey in Ace Ventura 2 già lo aveva fatto, niente di nuovo)
(anche se il sacco a pelo è un ippopotamo il problema è lo stesso)
La scena più straziante e significativa di tutte quindi, secondo me, rimane l'ultima scena, ovvero lo sguardo fisso di Di Caprio verso la telecamera come a dire "ma che straminchia devo fare per vincere un Oscar?"
Noi ci crediamo.
PS: basta bistecche di cavallo per un po'
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