Sveglia drammatica. Occhio aperto, giro nel letto, in testa la musica del grissin-bon (non sai perchè, non vuoi saperlo). Ti concedi 5 secondi di riflessione, quindi decidi di uscire dal letto. Ti senti Di Caprio nel Revenant. Anzi, sei anche più drammatico. L'oscar dovrebbero darlo a te.
Su la tapparella: nebbia. Ancora. Bene. Gli scenografi del Truman Show devono essere ancora in sciopero.
50 minuti col pilota automatico, quindi alle 8.15 riattivi il cervello e vai di scooter. Partenza estasiante, ti imberli quasi contro un paletto mentre una vecchia col trolley ti guarda intermittente nella nebbia con fare dubbioso.
Curva, semaforo. Curva, dai poco gas altrimenti si ingolfa tutto e passi al lato oscuro nel giro di poco. Noti che c'è fila, ma è sempre così. E ti piace. Perchè quando c'è fila puoi ostentare la tua superiorità col motorino, dribblando macchine ferme e omaggiando gli irritati guidatori con intepretazioni sentite delle migliori hit di Al Bano. Non sapranno mai chi sei, ma sapranno di avere sentio Al Bano. Veloce, rapido, misterioso. E' mistico.
Ti immetti nello stradone e ok, c'è molta fila. Troppa fila. Eoni di macchine ferme. Con difficoltà continui la discesa libera modello Zurbriggen tra una vettura e l'altra, accantoni Al Bano, ti chiedi il perchè di quel delirio di traffico. Alieni? Zombi? Messi al Bologna? I provini del Grande Fratello? Dubbi.
Continui ad avanzare, ad un semaforo inutile ti fermi. Nebbia, traffico. Di fianco a te su una Skoda c'è il figlio segreto di Anthony Queen e Zeman che col finestrino tirato giù si spara una paglia in serafica calma zen e ti osserva. Tu lo osservi. Lui fa un tiro di sigaretta. Tu sniffi dello smog. C'è un cenno d'intesa, poi il verde inutile interrompe quel momento catartico.
Dai gas, zigzaghi, rischi di fare su 9 specchietti, ma sei concentrato, sei terminator, hai il controllo del mezzo ed anche se hai la nebbia fin nelle mutande, hai il controllo. Ed ora si va. Il momento critico è passato.
SE SCORE.
Arrivi in Corticella o quello che sembra esserlo, potresti anche essere in UISCONSIN, con la nebbia non si vede una mazza. Hai 5 minuti per arrivare in ufficio, dai tutto. Sfrecci sperando di non incontrare un attraversamento mucche, una nota amara dentro di te ti autosarcasma ricordandoti che molto più probabilmente potresti incontrare un "attraversmento vacche". Ma non c'è tempo, mancano 4 minuti.
Dai gas, sei quasi arrivato quando su un cavo del telefono vedi 20 piccioni almeno appostati. Devi passarci sotto, preghi qualsiasi divinità passata, presente e futura che non vogliano aprire il fuoco su di te. Il plotone d'esecuzione ti guarda, sono istanti lunghissimi, tu ti metti in posizione uovo sullo scooter, pronto al peggio. Ma passi. Stavolta non verrai scacazzato. Stavolta. Mancano 2 minuti.
Entri nel parcheggio come fossero i box del GP di Imola, spegni, scavalli, via il casco, via i guanti, hai il bulbo di Renato Zero ma non conta. C'è solo nebbia, nessuno può vederti. Approfittando della tua misantropia eviti due colleghi che stanno salendo, quindi ti fiondi nell'androne, ascensore. 30 secondi. Mentre sali ti guardi allo specchio. Non sembri Renato Zero. Sembri Renato Zero dopo un attacco di dissenteria. Bene. Positività.
Chiave nella serratura, 8.59 e 36 secondi. Vittoria sfolgorante.
Vai in postazione. I tempi della claustrofobica San Vitale sono finiti, ora sei all'ultimo piano con finestre ovunque. Spazi nell'infinito. Peccato che ci sia solo nebbia. SOlo grigio. Grigio ovunque. Non 50 sfumature, neanche 7, 2 se vanno bene. Grigio. Umidità e grigio.
Accendi con rinnovato ottimismo il pc. Posta. Manuale da impaginare.Ecco. Controlli lo SPAM.
C'è una mail dal tuo stesso indirizzo.
Oggetto: "La mia figa è bagnata".
Be'.
Se non altro questa umidità serve a qualcosa.
Nessun commento:
Posta un commento